Ciccio, la terza giornata del Sei Nazioni è iniziata con la pesante sconfitta dell’Inghilterra di fronte all’Irlanda. È il segno che anche i bianchi di Steve Borthwick sono in grossa crisi?
Crisi è una parola grossa, ma è evidente che l’Inghilterra oggi fatica contro le squadre che hanno un’identità consolidata. L’Irlanda ti mette pressione mentale prima ancora che fisica, ti costringe a pensare più veloce e a sbagliare meno. I bianchi non sono allo sbando, ma sembrano ancora una squadra che reagisce più di quanto proponga. E nel Sei Nazioni, se insegui sempre, prima o poi paghi.
Invece la vittoria irlandese, così come la vittoria scozzese della settimana scorsa, ci consegna una certezza: l’Italia se la può giocare alla pari con tutti (o quasi). Sei d’accordo?
Sono d’accordo con una sfumatura. L’Italia oggi può stare dentro la partita contro tutti, e questo è già un salto enorme rispetto al passato. Però giocarsela alla pari per 80 minuti è un’altra cosa. Quando si alza definitivamente il ritmo o entrano dalla panchina giocatori di altissimo livello, lì paghiamo ancora qualcosa. La distanza si è accorciata tanto, ma non è sparita.
E adesso andiamo su un’altra certezza: che birra stiamo bevendo?
Stiamo bevendo Hop Collysion del birrificio Yblon di Ragusa. Una DDH IPA che entra con un impatto deciso: profumi tropicali e agrumati che ti arrivano subito addosso, ma senza essere caotici. Sotto c’è equilibrio, profondità, una costruzione chiara. È energia, ma organizzata. Un po’ come l’Italia di oggi: ritmo alto, idee nuove, ma una struttura che tiene tutto insieme. Non è più una squadra che improvvisa. È una squadra che collide, regge l’urto e resta in piedi. E il finale lascia sempre la sensazione che il meglio debba ancora arrivare.
Bene. E adesso parliamo di Galles-Scozia. Tutti pensavamo a una facile vittoria scozzese contro un Galles arrivato a 13 sconfitte consecutive nel torneo. E invece i dragoni hanno ceduto solo nei minuti finali. Che significato dai a questa partita?
Che il Galles non è morto, ma è fragile. Quando perdi tanto giochi con un peso addosso, e ogni errore sembra il preludio al disastro. Però hanno rimesso in campo orgoglio e intensità. La Scozia ha vinto perché oggi ha più serenità nei momenti chiave, ma quella partita dimostra che nel Sei Nazioni nessuno ti regala niente, nemmeno chi sembra in crisi profonda.
Veniamo a noi, alla partita dell’Italia. La sconfitta ci stava ma i francesi hanno dovuto aspettare 70 minuti e l’opportunità di giocare con l’uomo in più per segnare la meta del bonus.
Ed è questo il dato che conta. La Francia ha probabilmente il picco tecnico e fisico più alto del torneo, eppure ha dovuto aspettare superiorità numerica e ultimi minuti per chiudere davvero la partita. L’Italia ha difeso con ordine, ha sofferto senza disunirsi e ha accettato di restare dentro una partita durissima. Perdi, sì. Ma perdi restando squadra. E questo, oggi, è il segnale più importante.
Adesso ci riposiamo una settimana. Che cosa vedi nel futuro dell’Italia e per il finale del torneo nelle ultime due giornate di questo Sei Nazioni?
Vedo una squadra che deve trasformare la solidità in punti. Il lavoro di Quesada ha dato identità e struttura, ora serve il passo in più nella gestione dei momenti decisivi. Le ultime due giornate diranno se siamo solo competitivi o se stiamo diventando maturi. La differenza sta sempre negli ultimi venti minuti.

