“La lettera aperta del dirigente del Servizio 15, Tullio Serges, non chiude affatto la vicenda dei daini, Rende più evidente la distanza tra gli atti originari e la ricostruzione successiva. «Serges indica il 1° settembre per l’inizio degli abbattimenti, ma la data non compariva nel provvedimento del 15 agosto né altrove. Il protocollo n. 86568 autorizzava dieci coadiutori a operare dal 16 agosto e non distingueva tra attività preparatorie e abbattimento. Con la nota del 19 agosto, dopo la mobilitazione, l’impostazione è stata corretta. Non è un chiarimento: è una marcia indietro”. Lo rileva la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Stefania Campo che mette in rilievo la contraddizione “che riguarda il sabato e i controlli sanitari. L’atto del 15 agosto – spiega Campo – consentiva di operare il sabato perché non erano previsti esami sulle carcasse; successivamente Serges lo ha escluso per consentire i campionamenti, annunciando un protocollo specifico. Bene campionamenti e controlli, ma è falso sostenere che fosse tutto stabilito. Se prima si autorizza il sabato per l’assenza di esami e poi lo si esclude per consentire quegli stessi esami, il quadro è cambiato. Se prima si indica il 16 agosto e dopo le proteste il 1° settembre, il calendario è cambiato. I cittadini non hanno capito male: siamo tutti testimoni del dietrofront».
Resta il mistero sul numero dei daini. Nel Piano la consistenza ragusana veniva indicata come inferiore a cento esemplari, senza indicare le rilevazioni. In una lettera del 19 gennaio Serges definiva la presenza “abbastanza sporadica”. Oggi parla di circa cento, ma del monitoraggio non dice nulla. «A gennaio erano sporadici, ad agosto diventano cento, ma devono ancora contarli. Che cosa è accaduto in sette mesi? Quali censimenti e relazioni sostengono questa stima? Sono numeri ballerini, utilizzati per giustificare gli abbattimenti e modificati quando qualcuno chiede di vedere i documenti. C’è troppa approssimazione».
La stessa opacità riguarda i “notevolissimi danni” alle colture e i “gravi incidenti stradali” denunciati a gennaio. Non furono indicati casi, luoghi, date o accertamenti. Ora compare una isolatissima e generica segnalazione di un’azienda tra la diga di Santa Rosalia e San Giacomo, senza verbali, perizie o quantificazione economica. Sugli incidenti stradali invece non c’è nessun episodio: solo l’ipotesi che possano verificarsi. «Da gennaio ascoltiamo affermazioni gravissime, ma non vediamo gli atti a sostegno. Se esistono, vengano pubblicati. Se non esistono, si smetta di costruire emergenze che non esistono».
Da qui l’interrogazione parlamentare alla Regione e l’accesso agli atti: censimenti, danni, incidenti, pareri, esperienze di cattura nelle Madonie, protocolli, scadenze e calendario. La richiesta riguarda anche la selezione dei dieci cacciatori. «Il corso sarebbe durato poche ore il 30 luglio; due settimane dopo sono stati autorizzati dieci operatori. Non sappiamo quanti fossero i candidati, chi abbia partecipato, quali fossero durata e programma, se esistano registri delle presenze, prove finali o valutazioni e quali criteri abbiano determinato la scelta. Non mettiamo alla gogna nessuno: verifichiamo una procedura pubblica che affida a privati armati un compito delicatissimo».
Occorre sospendere ogni attività irreversibile e valutare un’alternativa: un “Progetto pilota di monitoraggio e cattura incruenta, sterilizzazione chirurgica e reimmissione”. «Non proponiamo trasferimenti né la contraccezione contestata da Serges. Proponiamo monitoraggio, cattura con recinti, gabbie-trappola o telenarcosi, sterilizzazione chirurgica e reimmissione nei luoghi di prelievo. Il Piano regionale contempla la cattura e consente integrazioni. Prima di dichiarare fallito un metodo incruento, la Regione produca verbali e risultati delle esperienze nelle Madonie: carenze di personale o difficoltà organizzative non dimostrano il fallimento scientifico del metodo». Ragusa ha già sperimentato, contro il randagismo, censimento, cattura, sterilizzazione e reimmissione controllata e può diventare apripista nella gestione incruenta della fauna. «Prima che qualcuno decida di uccidere un solo daino — conclude la deputata Campo — chiediamo la pubblicazione degli atti e l’apertura di un tavolo tecnico. I fatti amministrativi non cambiano con una lettera aperta: o gli atti esistevano e vanno mostrati, oppure il piano è stato corretto dopo le nostre contestazioni. La trasparenza dovrebbe cominciare dal riconoscere questa verità».
Separata resta la questione dei cinghiali, problema censito e affrontato dalla Forestale anche attraverso le catture. «Proprio perché il problema esiste, non serve inventare un’emergenza sanitaria. In Sicilia non è stato dichiarato allarme per la peste suina africana e l’Isola non rientra nelle zone europee sottoposte a restrizioni. Agitarla come spauracchio per invocare abbattimenti significa produrre terrorismo comunicativo. I cinghiali possono contribuire alla circolazione del virus, ma la diffusione a lunga distanza è legata soprattutto alle attività umane e ai materiali contaminati. Servono sorveglianza, biosicurezza, catture e interventi proporzionati, non fucili agitati come argomento politico».
