Dopo un mese chiude la mostra dell’ARS Iblea al Vitaliano Brancati di Scicli

Il 30 settembre ha chiuso i battenti la collettiva di pittura e scultura organizzata dall’ARS Iblea di Ragusa ed inaugurata il 4 settembre. Una mostra intima come gli spazi contenuti messi a disposizione grazie al Movimento Culturale Vitaliano Brancati di Scicli, storica e prestigiosa associazione locale. Gli artisti hanno esposto un pezzetto del loro mondo interiore che ha abbellito la sede con grazia ed eleganza sobrie, com’è proprio nel loro stile. Un percorso espositivo fluido e suggestivo che, attraverso la forza espressiva delle tele e la matericità delle poche ma selezionatissime sculture in mostra, ha saputo tracciare un affascinante ritratto dell’esistenza umana. Pur senza la pretesa di esaurire la complessa ed eterogenea ricerca stilistica di ciascun autore, la selezione proposta ha offerto al pubblico uno spaccato di altissimo valore sostanziale e formale. Ad attraversare l’intera esposizione è stato il filo conduttore dell’umanità, declinato dagli artisti secondo sensibilità uniche e complementari. In questo viaggio figurativo, la presenza dell’uomo si rivela innanzitutto nel suo legame indissolubile con l’ambiente e la memoria. Lo si percepisce chiaramente nelle tele di Rita Albergamo, dove la natura libera si misura con l’impronta antropica, evocata con grazia attraverso elementi architettonici come i mascheroni dei balconi barocchi. Una dimensione di appartenenza che ritrova un’eco profonda nella pittura di Giovanni Lissandrello, dove l’umanità si esteriorizza nella complicità dei gesti, nella laboriosità quotidiana e nella sintonia con un territorio ancora integro e accogliente. Dall’armonia con il contesto si passa poi all’indagine psicologica ed interiore. Emanuele Bellio sceglie la via di una verità cruda ed autentica, proponendo ritratti che non lasciano nulla all’immaginazione e che si affiancano, in un felice contrasto, alla rappresentazione dei frutti che la natura offre come nutrimento vitale. Sulla stessa lunghezza d’onda dell’introspezione si colloca la ricerca di Giovanni Bellio, il cui lavoro si concentra su sguardi capaci di scavare dentro il visitatore, facendo riemergere le emozioni più recondite per restituire loro nuova vita. C’è poi chi ha scelto di spogliare l’immagine di ogni orpello per arrivare all’essenza pura dell’essere: è il caso di Ignazio Guastella, le cui opere mettono in scena un’umanità essenziale, liberata da qualsiasi sovrastruttura e perfino dai colori che potrebbero contaminarne la genuinità. L’esplorazione artistica si allarga poi verso la dimensione cosmica ed elementare. Nelle visioni di Giuseppe Fratantonio, i paesaggi si fanno primordiali e si proiettano indietro nel tempo fino alle origini del mondo, evocando scenari post Big Bang in cui cielo e terra si fondono in un’unica, indistinta linea d’orizzonte. All’origine della vita ci riporta anche Jed Smith, focalizzando la propria indagine sull’acqua: elemento naturale per eccellenza, simbolo del liquido amniotico in cui tutto ha inizio, nonché materia leggera in cui il peso corporeo si annulla e di cui l’uomo stesso è prevalentemente composto. Il tempo e la mente aggiungono ulteriori tasselli a questo mosaico dell’esistenza. Con Gianluigi Susinno l’umanità si concretizza nel trascorrere impercettibile del tempo, nell’alternarsi del giorno e della notte, nei chiaroscuri e nelle ombre: sono proprio quei colori a dettare la cadenza ritmica della vita dell’uomo. Questa dimensione temporale e percettiva dialoga idealmente con l’opera di Agostino Viviani, per il quale l’umanità risiede nell’interpretazione, nel saper dare ordine alle cose, ai colori e ai movimenti. Nelle sue opere astratte è il caos che acquista forma nell’intelletto e nella creatività: è la mente umana che interpreta e trova un significato profondo ai colori e alla loro successione. A completare questa ricca riflessione interviene lo sguardo intimo di Silvana Maltese, che amplia il concetto stesso di umanità ricordandoci che essa non è fatta solo di persone, ma anche del mondo che le circonda. Nelle sue sculture, la presenza affettiva degli animali domestici — come un gatto che gioca e condivide gli spazi della vita — diventa un’estensione dell’anima umana, così come una barca a vela spiegata verso il mare, incarna la perenne spinta dell’uomo verso nuovi confini. La chiusura di questa esposizione lascia un senso di profonda gratitudine. La qualità e la varietà dei contributi presentati hanno dimostrato ancora una volta come pittura e scultura riescano a farsi specchio fedele delle nostre radici e delle nostre aspirazioni più intime, lasciando un’eredità visiva ed emotiva che continuerà a risuonare a lungo nel ricordo dei visitatori.

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