Prevenire gli incendi in Sicilia

Forse leggendo questo articolo nel mese di marzo, ancora lontani dall’estate più torrida, penserete ad un errore o ad un’incongruenza. Invece la scelta non è casuale. L’auspicio di chi scrive è quello di suscitare qualche reazione adesso, che si è ancora in tempo per prevenire gli incendi, e non quando ormai sarà troppo tardi.

Ogni anno ci troviamo ad assistere alla distruzione del nostro patrimonio naturalistico (la riserva naturale dello Zingaro, la riserva naturale del Cassibile/Cavagrande, la pineta dei Monti Rossi di Nicolosi, e sono solo alcuni esempi), culturale (ad esempio i siti devastati ad Acicatena lo scorso anno), commerciale (diverse attività disintegrate), privato (persone che hanno perso tutto e che sono state ospitate per diverso tempo in strutture di fortuna). In ultimo, e non certo in ordine di importanza, sono state perse anche diverse vite umane e nel modo più atroce che si possa immaginare: arse vive.

Si valuta tutto ciò come una conseguenza dell’emergenza caldo. Questo è innegabile, le temperature crescenti sono sotto gli occhi di tutti. Purtroppo ci troviamo dentro a dei loop molto complessi, una sorta di cane che si morde la coda: utilizziamo i condizionatori per contrastare l’afa ma essi stessi, secondo vari studi, contribuiscono ad aumentare la temperatura esterna; avremmo bisogno di alberi per contrastare il caldo ma gli incendi da esso alimentati li bruciano. Si tratta dunque di un fenomeno ineluttabile? Non proprio. A parte qualche caso di incuria, incoscienza e superficialità (come la famosa cicca di sigaretta accesa), sappiamo bene che in realtà la matrice è spesso dolosa, che ci sono delle speculazioni e che le ragioni per cui si verifica un incendio possono essere molteplici. E quali che siano tali motivazioni, vorrei urlare agli autori di questi scempi che quando brucerà tutto non ci sarà più nulla su cui speculare, più nulla su cui lucrare, più nulla! Per cui, paradossalmente, questa situazione aberrante non converrà nemmeno a loro.

Secondo me, accanto all’uso dei canadair (pochi e sicuramente importanti) andrebbe fatto un maggiore sforzo preventivo. Se, come avvenuto lo scorso anno, il meteo prevede con esattezza ventosità e 50° di temperatura, la vigilanza deve essere ai massimi livelli. Si potrebbero adoperare, insieme alle strumentazioni tecnologiche già in uso nelle sale operative, più massicciamente i droni, che si sono rivelati abbastanza efficaci per individuare gli autori degli inneschi ma che sono pochi. Si dovrebbero impiegare, monitorandole, tutte le forze umane a disposizione e, se necessario, coinvolgere nelle giornate più pericolose anche l’esercito. Non per militarizzare i boschi ovviamente (per carità) ma per fare da deterrente nei momenti di maggiore fragilità del territorio. Non saprei quale possa essere la modalità più idonea ma una cosa è sicura: nelle giornate più torride e ventose va assolutamente attivato un controllo a tappeto dei boschi. Invece ci ritroviamo con i Vigili del Fuoco in gravissima difficoltà. A loro (ed ai volontari e le volontarie che si prodigano) va tutta la nostra gratitudine per il lavoro estenuante ed eroico che svolgono e che andrebbe valorizzato, non precarizzato di continuo. Negli anni passati è capitato che abbiano risposto alle emergenze senza disponibilità di acqua! Ma ci rendiamo conto?

Sappiamo sin da adesso che l’estate sarà caratterizzata da siccità e carenza idrica a causa della scarsità delle piogge invernali. E probabilmente ci saranno anche le ormai consuete temperature altissime. Cosa poter fare? Senz’altro chiamare i numeri di emergenza quando avvistiamo un incendio: 115 (Vigili del Fuoco), 112 (Numero unico Emergenze), 1515 (Corpo Forestale). E poi potremmo contattare la Regione Sicilia per far presente la nostra preoccupazione. Oppure provare ad interloquire con le istituzioni o partecipare alle campagne delle associazioni ambientaliste.

Ad una mia e-mail, a titolo personale, da semplice cittadino, datata 8 febbraio 2024, il Contact Center del Dipartimento della Protezione Civile, che ringrazio, ha risposto in data 9 febbraio 2024 indicandomi il seguente link che riassume suggerimenti agli enti locali ed ai cittadini per la prevenzione/contrasto degli incendi: https://rischi.protezionecivile.gov.it/it/incendi-boschivi-0/ 

Può essere utile riportare alcuni consigli che appaiono probabilmente scontati o banali ma che rappresentano un promemoria per noi tutti:

  • Non gettare mozziconi di sigarette o fiammiferi in prossimità di erba secca;
  • Non accendere fuochi nei boschi e, qualunque focolaio si accenda, non abbandonarlo mai prima di essersi assicurati del suo spegnimento totale;
  • Non abbandonare rifiuti nei boschi (possono fare da combustibile);
  • Non bruciare le stoppie, la paglia, o altri residui agricoli.

Nella medesima e-mail mi è stato chiarito il quadro delle competenze riguardanti il contrasto degli incendi: “la Legge quadro sugli incendi boschivi (n. 353 del 21 novembre 2000) affida alle Regioni la competenza in materia di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi mentre al Dipartimento della Protezione Civile, attraverso il COAU – Centro Operativo Aereo Unificato, attribuisce il coordinamento dei mezzi della flotta aerea antincendio dello Stato per il concorso alle attività di spegnimento”.

Può essere interessante dare un’occhiata a ciò che stanno facendo gli altri Paesi. Perché il problema è globale, lo sappiamo. Abbiamo visto bruciare la Grecia, la Spagna, il Canada, le isole Hawaii, la California, il Portogallo. E persino la Svezia (nel 2014). Da quest’ultima, probabilmente, dovremmo ripartire. Dopo gli incendi “ha sviluppato programmi di monitoraggio e di gestione delle foreste per ridurre il rischio. Tra questi c’è la creazione di corridoi antincendio (firebreak), aree che possono aiutare a contenere la diffusione delle fiamme e facilitare le operazioni di controllo in caso di emergenza. Questi corridoi sono progettati per creare barriere di contenimento che possano ostacolare la propagazione dell’incendio, riducendo così l’impatto delle fiamme e proteggendo le comunità circostanti. […] Secondo le stime, i boschi gestiti hanno una probabilità nove volte inferiore di essere interessati da fiamme estese. Inoltre, spegnere un incendio costa fino a otto volte di più che prevenirlo.” (Fonte: rivista “Millennium” n° 75 di febbraio 2024).

L’Unione Europea ha realizzato un’iniziativa scientifica: “FirEUrisk”. Essa riunisce ricercatori, responsabili politici, Protezione Civile e servizi meteorologici (38 organizzazioni internazionali coinvolte). Si sta cercando il modo di mitigare le conseguenze di questa situazione: lotta al riscaldamento globale, mappatura di tutta Europa con relativi rischi e geomorfologia di ogni area, strategie di protezione della popolazione.

Siamo a marzo. Presumibilmente ci vorranno ancora 4 mesi prima del periodo solitamente più “bollente”. Che non succeda mai più quanto abbiamo vissuto l’estate scorsa.

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