Natale, tempo di mercatini e presepi

Natale, tempo di mercatini e presepi in tutta Italia, e per trovare traccia degli uni e degli altri sbaglierebbe chi scegliesse in via esclusiva la visita alle mete più popolari, arrampicandosi tra le vette imbiancate e il folklore del Trentino o facendosi largo nella folla festosa di vecchi e nuovi pellegrini a Napoli, in adorazione dinanzi alle botteghe dei maestri di via San Gregorio Armeno.

A Roma, senza dimenticare che tutte le strade portano qui, con buona pace di quanti il traffico in auto se lo risparmierebbero pure, la più classica delle fiere natalizie, tra bancarelle di addobbi e dolciumi, resta quella di piazza Navona, legata ai festeggiamenti della Befana, la strega buona, personificazione dell’Epifania ed erede del culto pagano per la dea Diana. Eppure mercatini dipinti di rosso e oro, tra bacche di agrifoglio e aghi di pino, legno a vista, nastri di tessuto e materiali naturali, fioriscono anche altrove. Così accade a piazza Mazzini, nel quartiere Della Vittoria del rione Prati, dove l’allestimento degli espositori segue il perimetro della vasca della fontana ottocentesca, collocando gli stand tra i giardini della passeggiata, e ai punti cardinali gli archi d’ingresso a stella, quattro grandi luminarie attraversabili dai visitatori. Tra decorazioni natalizie realizzate a mano, idee regalo, piccolo antiquariato, oggetti d’arredo, abbigliamento, bijoux d’epoca e specialità alimentari regionali dolci e salate, protagonista è il banco delle statuine da presepe, popolatissimo da personaggi pronti alla replica della sacra scena di Betlemme in ogni casa.

Ben note sono le origini e la simbologia di una tradizione rinnovata, che quest’anno segna ottocento anni dal presepe vivente di Greccio, in provincia di Rieti, allestito da San Francesco nel 1223 all’interno di una grotta con un bue, un asino e una mangiatoia (in latino, praesepe), con l’intento di mostrare alla comunità locale la rappresentazione della Natività, e condividere l’emozione vissuta sui luoghi del racconto evangelico nel viaggio in Palestina. E al primo presepe della storia avrebbe fatto seguito il primo presepe nell’arte, scolpito da Arnolfo di Cambio (1245-1310) nel 1291, per l’Oratorio del Presepe della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore a Roma, che custodiva la reliquia della culla del Bambino – oggi collocata sotto l’Altare Maggiore – tanto da essere detta per molti secoli anche Santa Maria ad Praesepem o Betlemme d’Occidente. L’opera fu commissionata da Papa Niccolò IV, per far rivivere l’esempio di San Francesco, e si compone di cinque sculture in marmo di Carrara, raffiguranti San Giuseppe, le teste del bue e dell’asino, due Magi in piedi, in un unico blocco, e il terzo inginocchiato. La statua di Maria con il Bambino è probabilmente una versione cinquecentesca della perduta opera dell’autore.

Dalla storia dell’arte all’istituzione di una tradizione popolare di fede, culto e costume, il passo è breve, e nei secoli varie scuole scultoree in tutta Italia hanno prodotto figurine in terracotta, in particolar modo a Napoli, dai capolavori miniaturistici dei presepi ottocenteschi fino all’estro dei maestri contemporanei, che ammettono alla rappresentazione persino personaggi dell’attualità – politici, artisti, sportivi, celebrità del cinema e dello spettacolo – riprodotti in statuine iconiche. Anche in Toscana e nelle Marche, la tradizione dei materiali predilige la terracotta, mentre in Puglia brillano le creazioni in cartapesta, e ovunque la realizzazione di personaggi e scenografie da presepe è patrimonio dell’artigianato di mani pazienti e di fervidi amatori, talvolta insospettabili.

E infatti nella sagrestia della stessa Basilica – in un’ala riservata e inaccessibile ai visitatori, se non da lontano – è esposto anche il presepe di Christian Apreda, avvocato romano con la passione della rappresentazione della Natività (https://www.presepiartisticiapreda.it/origini.html). «Ho avuto la possibilità e l’occasione di incontrare Papa Francesco, che è venuto a Santa Maria Maggiore» – ha dichiarato in un’intervista rilasciata a TV 2000 – «ed è stata un’esperienza molto intima, molto toccante».  Le sue creazioni all’interno di cornici archeologiche e monumentali, ispirate alla collezione di acquarelli “Roma sparita” di Ettore Roesler Franz (1845-1907), hanno ottenuto numerosi riconoscimenti e presenziano anche quest’anno nella mostra dei 100 Presepi in Vaticano, come lo stesso maestro ha precisato: «Quest’anno, in particolar modo, ce n’è uno particolare, realizzato in un veicolo d’epoca, in un Fiorino fiat degli anni ‘80, quindi nella parte dietro, che è completamente vetrata. Ho deciso di fare questo connubio tra l’auto d’epoca e il presepe, e l’ho proposto a monsignor Fisichella, è piaciuta molto come idea e quindi ho realizzato quest’opera».

Dal suo banco di vendita a piazza Mazzini, e senza ricorrere alla lezione di Edoardo De Filippo, Marco racconta che qui come a piazza Navona la voglia di presepe è sempre tanta: ogni anno, vanno a ruba gli allestimenti in legno e sughero, da lui realizzati a mano, che ricostruiscono gli interni delle botteghe e le abitazioni intorno alla Natività, per la quale propone graziose capanne ricoperte di muschio. Quanto maggiore è il dettaglio della riproduzione, pari sarà il valore di mercato del piccolo manufatto, soprattutto se nasconde il mistero del movimento, tra sorgenti d’acqua, panni smossi dal vento, cesti in transito da un balcone all’altro, mulini in rotazione, torrenti insinuatisi all’aperto e figuranti all’opera, dal fabbro che batte sull’incudine alla cuoca che tira la sfoglia. Le curiosità riguardano la scelta dei personaggi per la visitazione, più diffusamente in resina per durata e costo: i clienti sono cacciatori di particolari e chiedono riproduzioni ben fatte di animali da cortile, talvolta anche esotici, e di oggetti da esposizione, che possano rendere la rappresentazione quanto più verosimile.

«Comprano la Sacra Famiglia, quello che mi chiedono di più è il Benino» – prosegue, alludendo al pastore addormentato, che ritrova l’emozione del sogno nella luce della rivelazione al risveglio. «E poi il falegname, il fabbro, la donna incinta e la mamma con il bambino. Il pezzo più insolito è la zingara. Anni fa, qualcuno mi ha chiesto il pizzaiolo e persino la giraffa, ma non li avevo». Se infatti il nucleo centrale della rappresentazione resta invariato, la fantasia muove con vivacità sugli attori, integrando ai tradizionali pastori transumanti altre figure di costume. È il caso delle produzioni Fontanini di Lucca, maestri presepai dal 1908 – in mostra sul banco di Marco – che ripropongono nel tempo pezzi del passato, come la dama con lo specchio (2003), che accorre con grazia alla luce della cometa. E sempre grande successo riscuote il Pastore della Meraviglia, che nel meridione è ribattezzato con l’espressione ‘u sbauntatu ‘ra stidda a contrassegnarne la paura e la sorpresa, suscitate dalla cometa splendente sulla grotta santa, e a evocare negli spettatori lo stesso ritrovato incanto.

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