Una Birra con Ciccio al Lucernaio / Speciale Sei Nazioni – 1

Buonasera Ciccio, emozionato che per questo Sei Nazioni ritorna “Una birra con Ciccio”?
È come rimettere in spina una birra storica del pub. La conosci, sai che funziona, ma quando apri il rubinetto vuoi vedere se fa ancora la schiuma giusta. E la verità è che parlare di rugby davanti a una birra, con calma e senza pose, è sempre il modo migliore per capire cosa sta succedendo in campo.

Iniziamo da Francia-Irlanda che si è giocata giovedì. I cugini d’Oltralpe hanno dominato gli irlandesi per un tempo. Poi che è successo?
È successo che la Francia, per quaranta minuti, ha giocato un rugby che oggi è difficilmente arginabile da quasi tutte le squadre al mondo. Cattiveria agonistica costante, tenacia su ogni punto d’incontro, organizzazione tattica chiarissima e una pulizia tecnica impressionante. Non è stata una fiammata: è stato un piano portato avanti con lucidità. Nel secondo tempo l’Irlanda ha provato a rientrare, come sa fare, abbassando il ritmo e sporcando la partita. Ma la Francia non si è disunita e ha gestito, senza mai perdere davvero il controllo.

Quindi secondo te la Francia è forte o il suo super primo tempo è stato un caso?
La Francia è fortissima. Quel primo tempo non è un caso, è il suo massimo potenziale. Il punto è che quel livello di intensità, precisione e aggressività lo puoi sostenere solo se sei preparato fisicamente e mentalmente come pochissime squadre al mondo. Replicarlo non è semplice, contrastarlo ancora meno.

Ieri è stata la volta degli azzurri, che hanno vinto soffrendo con la Scozia. In tanti hanno scritto che siamo forti. Tu come la vedi?
Io dico che abbiamo un’identità. Ed è la cosa più importante. Questo è il vero lavoro di Quesada: ha dato all’Italia un’idea precisa di cosa vuole essere, al di là del risultato e del singolo giocatore. Siamo una squadra che sa cosa fare in campo, anche quando soffre.

Comunque vincere con gli scozzesi giocando con una squadra a cui mancavano diversi titolari (Capuozzo, Todaro e Allan, Lucchesi, Riccioni, Negri, Page-Relo) non è il segno che l’Italia c’è?
Sì, perché vuol dire che il gioco va oltre i nomi. È chiaro che quando mancano certi uomini perdi qualità, soluzioni e talento puro, questo è inevitabile. Ma Quesada è riuscito a costruire qualcosa che parzialmente compensa queste assenze: un sistema, una struttura, una lettura comune delle situazioni. Si è visto chiaramente.

Ma secondo te possiamo giocarcela con chiunque?
Possiamo competere con chiunque, se restiamo dentro la partita mentalmente. Non abbiamo ancora margine per sbagliare tanto, però oggi non siamo più una squadra che vive di episodi. Siamo una squadra che prova a costruire le partite, e nel Sei Nazioni è un passo enorme.

Inghilterra-Galles non ha avuto storia. Troppo forte l’Inghilterra o è il Galles ancora dentro quel tunnel che dura da 11 partite?
Tutte e due. L’Inghilterra oggi è organizzata, fisica e molto più chiara nelle idee. Il Galles invece è una squadra che non sa più chi è. Quando
perdi così tanto, il problema non è tecnico ma identitario. E quello è il tunnel più difficile da attraversare.

A questo punto è il momento di fare i pronostici. Chi vince il torneo? In che posizione arriva l’Italia?
La Francia può vincere il torneo, perché quando gioca al massimo livello ha pochi rivali. L’Inghilterra resta l’alternativa più solida e subito dietro l’Irlanda. Occhio ai risultati della Scozia che possono far saltare molti calcoli. L’Italia può arrivare quarta, ed è una posizione che rispecchia la crescita. Il vero successo non è la classifica, ma non tornare indietro.

E adesso è il momento di bere. Che birra ci beviamo?
La Hattori Hanzo del birrificio marchigiano Mukkeller. Ti prende subito. Profumatissima, intensa, ti invita al secondo sorso senza chiedere permesso. I luppoli spingono forte ma non sono mai scomposti, perché sotto c’è un malto solido che dà equilibrio e profondità. È una birra decisa, che non molla mai e che, sorso dopo sorso, crea dipendenza. Un po’ come questa Italia: organizzata, riconoscibile, con carattere.

E allora beviamoci questa Hattori Hanzo, andando anche oltre al secondo sorso, aspettando il secondo turno di questo Sei Nazioni che già si è dimostrato molto interessante, per l’Italia e per quello che abbiamo visto, e speriamo di continuare a vedere, in campo.

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