Grandi applausi di approvazione Venerdì 21 e sabato 22 marzo al Roots, in via Giuseppe Borrello a Catania, per la messa in scena de “Il segreto”, di Gabriele Ciaccia e Francesco Manetti, ispirato a “Il segreto di Luca” di Ignazio Silone, prodotto dalla compagnia abruzzese “Teatro dei colori”, all’interno del cartellone “Rigenerazioni” – Teatro Argentum Potabile di Antonella Caldarella e Steve Cable. Ufficio Stampa a cura di Antonella Virginia Guglielmino.
Elegante, sobrio ed essenziale, come tutte le grandi cose e le grandi persone, lo spettacolo ha coinvolto e condotto il pubblico ad un ossequioso silenzio per evitare di distogliere l’attenzione: una storia appassionante, un caso giudiziario dove la politica fa la sua parte.
“Il segreto di Luca” è un romanzo di Ignazio Silone, pubblicato nel 1956.
Anni ’50 circa. Luca Sabatini ritorna al paese natale in Abruzzo dopo quarant’anni di prigione, condannato per non aver voluto rivelare
dove si trovasse la notte in cui un uomo era stato ucciso per rapina, e scarcerato dalla confessione del vero colpevole.
Uomo pacato, Luca sopporta la solitudine sorretto dal segreto ricordo di un amore impossibile. Solo Andrea Cipriani, antifascista e capo partigiano appena tornato dall’esilio, dopo una difficile inchiesta ed accertamenti del caso, scopre che la notte della rapina Luca si era incontrato con Ortensia, la donna di cui era innamorato. Ma quest’ultima era sposata e quindi bisognava proteggerla mantenendo la più serrata riservatezza e segretezza.
L’intera vicenda si svolge a Cisterna dei Marsi e a Perticara, due paesini immaginari della Marsica; la parrocchia di Cisterna era retta dal giovane Don Franco, sostituto di Don Serafino. Durante l’assenza di Luca, Cisterna viene sconvolta da due guerre e un terremoto perciò totalmente cambiata al rientro di Luca.
“Il segreto di Luca” è un romanzo che denuncia i meccanismi spesso iniqui che muovono la Giustizia, che spesso è incapace di “fare un passo indietro” ammettendo i propri errori ma, anche quando ci riuscisse, forse le “scuse ufficiali” delle istituzioni potrebbero spostare indietro le lancette dell’orologio e ridare gli anni di vita persi tra quattro mura ad un innocente?
Ma denuncia anche la società, che spesso chiude occhi e orecchie pensando solo a “coltivare l’orticello di casa propria” per non farsi sconvolgere l’esistenza dai problemi del prossimo.
Oltre Andrea e Luca, gli altri personaggi si muovono intorno a questa vicenda misteriosa: Don Serafino, è uno dei pochi testimoni della vicenda ed è lui a rivelare la relazione tra Luca ed Ortensia; Don Franco, il parroco in attività, uomo attento più ai bisogni materiali che a quelli spirituali; Toni, un bambino povero che gironzola attorno alla casa di don Serafino; Gelsomina, sorella di Lauretta, molto legata al partito facendo soltanto ciò che ad esso conviene, aiuta Andrea nell’indagine; Ludovico, un vecchio contadino, uno dei pochi a conoscere Luca e a saperne la storia e i motivi del suo silenzio.
“Il segreto” è un monologo corale, una riflessione a voce alta sulla coscienza e sui valori umani, valori che una volta contavano maggiormente.
E’ un viaggio appassionante nelle varie diligenze o negligenze umane.
Nella circostanza, autore, regista ed interprete, Gabriele Ciccia rivela una magistrale padronanza scenica: il linguaggio del testo si muove di pari passo con l’eloquenza del corpo. I registri interpretativi cambiano a seconda dei personaggi che si confessano in scena: con una serenità disarmante diventa ora Andrea, ora Luca, il piccolo Tony, il parroco, il sindaco.
C’è uno studio ed una grande ed approfondita ricerca dietro tutto questo: ogni cosa è curata, organizzata, quasi vissuta sulla propria pelle.
Gabriele Ciaccia, un attore, un uomo di grande spessore che onora i legni sacri di ogni palcoscenico teatrale in un panorama di usurpatori indegni ed offensivi.
Un testo con delle parti liriche altissime (il pulviscolo si alza e danza volteggiando – una fettuccia di sole penetra dalla finestra) e dai pensieri scorrevoli profondi. Un inno all’amore vero e pulito, quegli amori grandi che ti fanno dire “sono stato posseduto dalla felicità”; l’Amore che si protegge a costo della propria libertà.
L’onorabilità diventa sublimazione: nel silenzio rivela la sua forza dirompente, grida rispetto e comprensione, compassionevole sentimento.
Avvolti dal calore dei meritatissimi applausi e dalla magia del vero teatro, ritorniamo alla quotidianità sperando di non dimenticare la lezione di vita appena ricevuta conservandone le forti emozioni.
Un ringraziamento speciale va ad Antonella Caldarella e a Steve Cable per il loro impegno teatrale-culturale e per la qualità artistica di grande pregio degli spettacoli che offrono al loro pubblico.
“Non credere mica che un istante di felicità sia poco. La felicità esiste solo sotto forma di attimi.”
(Ignazio Silone)